Categoria: art

Pagina Facebook Toto Cutugno

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Sulla stampa nazionale si è creato un piccolo caso relativo all’esistenza di una pagina Facebook dedicata a Toto Cutugno che posta tutti i giorni la stessa foto del noto cantante.
Ne ha parlato il Corriere della Sera ed anche l’Huffington Post. Al di là delle spiegazioni relative ad esperimenti, fornite dalla stampa c’è un interessantissimo elemento che fa da sfondo alla vicenda.
La ripetizione quotidiana della medesima foto è di per se stessa elemento rassicurante che garantisce lo stato di buona salute del cantante, e cristallizza l’istante riproponendolo all’infinito.
Il tempo è azzerato, immobile, superato. Vinto dalla riproposizione dello stesso scatto fotografico.
Facebook esperienza diacronica per eccellenza finisce mediante l’utilizzo di questo espediente per distruggere la diacronia e proporre un istante identico, ripetizione che scardina irrimediabilmente il flusso temporale garantendo la rassicurante immobilità di Cotugno.

I do not need a guide

Da qualche tempo mi sono imbattuto in un blog che sembra riscuotore un certo successo nell’ambito della ricerca artistica http://ineedaguide.blogspot.it, la sorpresa sta nel fatto che esista la necessità di una guida, una indicazione di gusto, nel mare magnum dell’arte.
Il logo stesso del blog, indica una direzione, ma la cosa che più mi infastidisce è il tentativo di credere veramente da parte degli autori di stare esprimendo una guida volta ad orientare il pubblico dell’arte contemporanea.
Il fatto di proporsi come guida, già di suo indica la presenza di uno spaesamento, di un perdersi, di un aver perso la bussola. Allora la domanda diviene sempre più urgente: come mai tutto questo spaesamenteo? Perchè sentirsi necessitati dall’ avere bisogno di una guida?
Siamo cosi incapaci di cogliere il gesto artistico da aver bisogno di qualcuno che ci indichi la strada della comprensione dell’arte?
La questione si fa complessa e molto spinosa.
Fino a qualche tempo fa, per avere un orientamento, si provava a far riferimento ai mostri sacri della Storia dell’arte. Eppure anche in quella maniera, si accedeva ad un sapere codificato attraverso l’analisi storica. Siamo proprio sicuri fosse anche questa la strada corretta?
Cosa ci rimane veramente una volta adottato questo metodo storiografico?

Io credo ci venga restituita una griglia di riferimenti, certamente utili ma spesso solo approssimativi, un insieme di indicazioni che hanno il potere di far emergere questo o quell’avvenimento, non tanto in virtù dell’intrinseca bontà del singolo artista, ma dell’interesse che lo storico mostra per il singolo artista.

Vengono semplicemente in questo modo tralasciati i cosiddetti artisti minori, che finiscono per perdersi irrimediabilmente tra le onde del mare limaccioso della storia scritta da alcuni uomini.

Tappeti interrotti

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Il tappeto di casa che ci piaccia o meno segna una via, è l’abitudine del camminare per casa, è la direzione che segna la nostra esperienza nella vita domestica.
La limitatezza intrinseca del tappeto genera una sicurezza che non siamo disposti ad abbandonare, l’opera mostra come il percorso possa interrompersi, riflettendo da un lato sulla limitatezza del procedere esclusivamente sul tappeto, dall’altro ne mostra la forza come a dire dal tappeto riesco a scorgere il mondo mediante una prospettiva inedita.

Base magica

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Piero Manzoni utilizza un contrappunto volto a sovvertire in maniera definitiva la visione delle cose.
Non basta semplicemente costruire una solida Base del mondo capace di sorreggere la terra, non è sufficiente creare un supporto di legno su cui posizionare delle Sculture viventi, non serve a nulla firmare attestati di autenticità, utilizzare le proprie impronte digitali del pollice su uova sode da consumare durante una performance.

L’intento è diametralmente opposto, ovvero distruggere l’autorevolezza, annientare attraverso il rituale legale dell’attestato di autenticità dell’opera l’opera stessa. Un processo che è agli antipodi di una funzione fondativa di senso dell’artista. L’arte non ha alcuna prospettiva sul senso, si limita semmai solo a descrivere le pieghe della vita addensate esattamente come il caolino bianchissimo sulla tela.

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l’arte è modalità?

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E’ in corso alla Fondazione Cartier a Parigi l’ultima mostra di Ron Mueck.
Artista iperrealista (mi domando sempre come si giunga a definizioni del genere e chi le inventa poi…) che mostra una realtà talmente realtà da finire per essere irreale.
Mueck è l’emblema del capovolgimento che esalta all’estremo non tanto quello che si vuole dire, ammesso che si abbia ancora qualcosa da dire, ma la modalità con cui si dicono le cose.
Trionfo della comunicazione intesa in senso deteriore, smarrito l’oggetto della comunicazione ne resta solo l’involucro, sottilissimo e leggero pronto a svolazzare seguendo semplicemente il vento.
Cosa si voglia dire nessuno lo sa, eppure anche il come dirlo è una forma d’arte, se solo pensiamo alla retorica classica di Quintiliano ad esempio.
L’oggetto scompare e resta solo il soggetto che finisce per osservare il vuoto, un vuoto certamente ben impacchettato, ma pur sempre vuoto.

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Mi piacerebbe molto prendere una serie di libri della collana che vede protagonista Sandokan di Emilio Salgari e ridurli in brandelli, mescolare le pagine e comporre nuove storie.
Ho la sensazione che il risultato finale finirebbe per essere solo un gran caos indistinto, con sequenze temporali sconnesse, eventi illogici e confusi.

Conversation with Bart Eysink Smeets

During the Milan Design week I run into the project A.A.D. by Bart Eysink Smeets. Basically a fake character can be used in several different situations instead of a real one. I got so impressed that I asked Bart to explain a bit his project with a short interview.

Artificial Atmosphere Design is a project that is able to make you think about the juxtaposition of fake and real. It reminds me somehow Plato’s cave where lights and shadows create an artificial reality which seems to be real but it’s not.
The thing is that now you are turning upside down this idea, and suggesting to use something artificial which seems to be much more effective of something real.

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Q. Can you please explain a little bit more in details how did you come up with this fascinating concept?

A. People have been choosing the fake over the real for a long time already. Think about fake flowers, taste enhancers, handwriting fonts and the whole porn industry.
This is an interesting fenomenon. Because, for example, fake flowers are made to give your house more character, while they are made of the most character-less material. In a way they are more perfect than real flowers, but it is that perfectness that makes it a bit creepy. I wanted to enlarge this effect, by making a perfect friend.

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Q. Are we really able to feel the difference between the presence of a real character or a fake one? And also are we sure that a real character can be better the the real?

A. In an amazing film about a real-doll (a lifelike woman made of silicone), Lars and the Real Girl, Lars has a relationship with a plastic woman. She is in a lot of ways more perfect than a real woman. It is the imperfections that we like about the real. Sometimes we forget that.
There have been studies on street safety, and than specific on the feeling of safety. It shows that people physically react as much to fake stuff (pictures of people, nature, eyes) as to the real. Even when they know it’s fake.

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Q. I think that there are endless situations where you can use an A.A.D, besides the ones represented on your website, can you suggest another situation?

A. The ones on my website are there to show that when you use something artificial to give a situation more atmosphere, most of the time it only shows the lack of atmosphere.
But when there is no other choice you could actually use A.A.D. for real. Like elderly homes, dark railway stations, big hotel lobby’s, governments, business meetings, etcetera.

Q. Are you working on other projects like this at the moment?

A. I am working on a big hotel in the middle of Amsterdam now which used to be a newspaper building. I’m going to make A.A.D.-like statues of the old genators and cleaning ladies. So there is already people there before it’s opened.
I also just finished a project in which I created my own merchandise. Just to show the uselessness of everything, but also showing that uselessness doesn’t have to be bad. It’s a project that people hate or love. I like that. Check it out on www.barteysinksmeets.nl