285 km ripensando al fallimento della riforma agraria durante il fascismo


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Borgo Salvatore Giuliano
Nei dintorni di Cesarò ci imbattiamo per caso nel Borgo Salvatore Giuliano, non il famoso bandito ma un caduto decorato di medaglia d’oro al valore militare, ucciso nel 1938 dai ribelli abissini a Zeriba in Africa Orientale.
Nel 1940 viene creato l’Ente Colonizzazione Latifondo Siciliano, un’istituzione che nasce dall’esigenza di risolvere la questione agraria con il compito di assistere, tecnicamente e finanziariamente, i proprietari nell’opera di trasformazione del sistema agricolo produttivo e di procedere direttamente alla colonizzazione delle terre delle quali l’ente acquisisse o la proprietà o il temporaneo possesso.

Sono stati costruiti in tutto 8 borghi, uno per ciascuna provincia siciliana, il progetto è ambizioso, creare un distretto agricolo autarchico con scuola, chiesa e piccoli negozi capaci di soddisfare le esigenze dei coloni.
Inoltre vi fu la realizzazione di un podere dimostrativo, mediante il quale si voleva offrire ai coloni bonificatori le indispensabili direttive tecniche e visibili esempi agronomici, per la sistemazione dei campi, la intensificazione delle colture, l’uso dei fertilizzanti, l’allevamento del bestiame da lavoro e da cortile, e il rifacimento graduale e tempestivo delle piantagioni arboree.
Insomma con la costruzione del Borgo Giuliano si tentò di riformare il latifondo siculo, con una buona dose di utopia progressiva.

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