marinai, profeti e balene

by existenz on 23/05/2011

Il sogno si sa, è il luogo dove la logica perde significato, prende una nuova forma e l’impossibile diventa possibile.
Capossela mette in scena un sogno, e lo fa direttamente dal ventre di una balena. Una sorta di enorme caverna in grado di dare riparo ai naufraghi in balia delle onde.
Un sogno fatto di fiocine, schiuma, flutti, scampati ai naufragi, ballate di marinai, rum, tabacco, conchiglie, fuochi fatui, esecuzioni ingiuste, sirene ed indovini. Fanno da sfondo al racconto: Moby Dick, Celine, Omero, conditi da una teatralità affascinante, luci ed ombre, che finiscono per suggestionare in maniera intensa.

Gli ormeggi sono stati mollati, la nave parte, inizia la navigazione ed i marinai hanno già nostalgia delle loro mogli, li attenderanno sirene, tempeste, balene ed il leviatano ma anche la bonaccia e la volontà di riassaporare il profumo della terra.

Vira marinaio! Il vento è favorevole si salpa!

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Sakamoto + Alva Noto

by existenz on 18/05/2011

Il concerto è stato molto suggestivo, ad un tratto c’era solo la musica e una piacevolissima sollecitazione del mio radio.

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l’ubicazione del bene

by existenz on 15/05/2011

A distanza di due anni dalla lettura di quello che onestamente è il libro italiano più bello che abbia letto negli ultimi anni, mi decido a pubblicare queste poche righe di commento ad un’opera sagace, lucida capace di restituirci come non mai, l’angoscia della ricca urban sprawl che la media borghesia italiana sta costruendo attorno alle grandi città.

Il linguaggio riflette la struttura del pensiero, questo fatto è assolutamente evidente nella tagliente collana di racconti di Giorgio Falco. Un linguaggio sbiadito, dalla sintassi elementare, che finisce per riflettere in maniera nitidissima il vuoto della nuova periferia milanese, in cui la piccola borghesia sempre più impoverita si è rifugiata tentando di scappare dalla città.
Nove racconti brevi, il cui filo conduttore è da un lato il luogo: Cortesforza non-luogo di nuovissima costruzione a 18 km da Milano, tessuto urbano senza storia e scarsissima dignità architettonica la cui unica funzione è quella di fare da sfondo ad esistenze sbiadite vittime della contingenza economica ineludibile e che non lascia scampo. L’altro elemento conduttore è il vuoto. Un vuoto fatto di villette a schiera per cui ci si è dovuti indebitare per il resto della propria vita. Ma anche il vuoto di esistenze che non trovano compimento, che si dibattono accompagnate da un avere smesso di aspirare alla felicità tendendo verso un possibile quanto deludente surrogato. Fa da sottofondo il rumore di asciugatrici che non riusciranno mai a fare il lavoro del sole e del vento, prato inglese ingiallito e collinette artificiali costruite per movimentare il paesaggio piatto della campagna lombarda.

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fughe e approdi

by existenz on 13/04/2011

Il documentario di Giovanna Taviani mi ha suggestionato subito, sin dal titolo: Fughe ed Approdi, due momenti in cui nolenti o volenti, si finisce per allontanarsi o avvicinarsi a qualcosa. Se a tutto questo si aggiunge l’effetto che le isole eolie hanno avuto sempre su di me, la miscela è potenzialmente esplosiva. Il documentario purtroppo però è un accozzaglia di episodi storici (il confino fascista di Lipari e la storica fuga di Rosselli), episodi legati alla storia del cinema, che vedono protagonista le eolie, accennando storie anche interessanti, ma purtroppo è colpevole dell’aver solo abbozzato ritratti e questioni che forse meritano un approfondimento più incisivo. A tutto questo si somma la descrizione di scenari antropologico-culturali di vago sapore etnografico, il risultato divene confuso, poco organico dal punto di vista narrativo e a tratti arraffazzonato. La fotografia poi a me personalmente, sembra sbiadita, forse volutamente, ma risulta poco espressiva tranne poche scene (penso alle cave di pomice). Insomma cara Giovanna, non vorrei apparire troppo duro ma a parte due episodi: quello di tuo padre che spiega come i campi lunghi siano l’espressione del rapporto uomo-natura e quello delle donne di panarea che raccontano in maniera vivace dell’esperienza delle fattucchiere che si liberano nell’aria nelle silenziosissime notti di Panarea, il documentario è piatto, di maniera, senza slanci e questo a mio avviso è davvero un gran peccato.

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music for true lovers

by existenz on 5/04/2011

Music for true lovers by kentmere

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astici a corda

by existenz on 28/03/2011

Le cucine a vista dei ristoranti mi hanno sempre colpito particolarmente.
Una finestra su di una fucina vivissima dove la materia viene raffinata o semplicemente lasciata essere.
Sabato mi sono affacciato su di una cucina di un ristorante al mare. Davanti a me una montagna di astici uno sull’altro e seduto a contemplarli in maniera malinconica un uomo anziano, lo chef. Barba bianca, occhi piccolissimi e un fazzoletto malamente annodato alla gola. La cucina in realtà non è il suo luogo di elezione. A cucinare sono due cuochi marocchini bravissimi mentre il vero chef, il fratello maggiore dopo anni di fornelli si è trasferito in sud america, fuma havana e beve solo calvados. Si sa il ristorante lo fa lo chef, ragion per cui è il fratello minore a sostituirlo, per intenderci quello che non è stato mai bravo a cucinare, quello a cui piacevano le moto e bighellonava con le ragazze tutto il giorno, ma ha avuto la sventura di essere molto somigliante al fratello maggiore.
Così se ne sta tutto il giorno in una cantina buia a dare la carica ad astici meccanici, sale in cucina solo per tranquillizzare i clienti e fargli credere che è ancora lui a cucinare.
Il suo sguardo si fa più malinconico ogni giorno che passa, beve di nascosto wisky sperando che la giornata finisca presto.

Io nel frattempo mi sono seduto, è arrivata l’orata e per prima cosa ho messo da parte le sue sue delicatissime guance, sorrido di gran gusto e ripenso a ginostra, alla chiesa e alla sua terrazza sul mare.

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larva convivialis

by existenz on 8/03/2011


Qualche settimana fa ero a Roma e ho perso il treno. Cosi mi sono deciso a visitare finalmente il Museo Nazionale Romano accanto alla stazione Termini. Dopo una carrellata dinanzi ad statue imperiali, resto come sempre molto più affascinato da figure tardo-antiche che traspirano quasi l’inquietudine della dissoluzione dell’impero. Quel caos caratteristico del tardo-antico che nulla a che vedere con luminosità dell’età augustea. Si affacciano nei bassorilievi copricapi Frigi, ripenso al Sol Invictus, alla Magna Mater al cielo stellato del Mitreo dell’antica Capua. La mia attenzione si ferma su di uno scheletrino d’argento, corredo di un banchetto sontuoso. Larva convivialis il suo nome buffo, scopro che il nome viene da un passaggio del Satyricon.

“Mentre noi dunque beviamo, tutti compresi ed estatici davanti a quelle lussuosità, uno schiavo portò uno scheletro d’argento, costruito così che le sue giunture e vertebre snodate potessero piegarsi da ogni parte. Avendolo buttato una volta o due sulla tavola e ogni volta quel mobile congegno assumendo posizioni diverse, Trimalcione commentò:
Ahinoi miseri , come è nulla l’intero omuncolo! Cosi saremo tutti, dopo che l’Orco ci avrà rapiti! Dunque viviamo finchè possiamo ancora spassarcela!” Petronio – Satyricon- 34.8.

Ne resto folgorato. Un monito preciso, un inno alla vita senza precedenti. Una vita svuotata completamente di possibili orizzionti metafisici. Un memento mori capovolto e riportato al significato originale. La morte come prospettiva di fine del corpo e quindi come fine di tutto. Non è un caso che in moltissime epigrafi funerarie il riferimento sia alla terra fredda, alla mancanza del sole che esperisce il defunto e con esso il dolore per la perdita del mondo.

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il fondo del bicchiere

by existenz on 7/03/2011

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dark eyes

by existenz on 5/03/2011

Porta Genova – Milano

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estasi a 24.90

by existenz on 24/02/2011


Supermercato, Milano ovest. Mi imbatto in questo costume curioso. Un giovane indossa un saio domenicano o francescano non saprei dire. E’ in evidente stato di estasi (ex-stasis letteralmente stare fuori) pronto ad accogliere la verità. Sfere colorate gli fanno da sfondo e soprattutto un’aura verdina lo circonda a metà tra Star Trek ed un porno dei primi anni ’80. Altro che Santa Cecilia….

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