« Il carattere di un uomo è il suo destino » (Eraclito, frammento 119 Diels-Kranz)

Certamente l’idea di un disegno superiore, di qualcosa di tracciato a monte, ha carattere rassicurante, il tentativo di provare a dare un senso al divenire, la possibilità di spiegare l’accadere. Al di là di qualsiasi forma di religione che mi interessa poco, comprendo l’umana necessità di provare almeno a ricondurre l’inspiegabile a qualcosa che abbia senso.
La comprensione si sà non ha carattere giustificativo ma solo esplicativo, comprendere non significa spiegare!
Inutile dire che è semplicissimo spostare l’asse delle proprie azioni ad un quadro altro che è quello del cosiddetto segno del destino. Azioni ed intenzioni si fondono, in un paradigma perfetto per essere raccontato.

La verità è che il caso è cieco, l’accadere è senza senso, e per quanto ci possiamo sforzare di dare un senso a ciò che accade in maniera totalmente non ragionevole, ogni tentativo è fine a se stesso.
Il disegno semplicemente non esiste. Siamo capaci di fronteggiare questa realtà?
Siamo disposti a sottostare al cieco accadere?
Possiamo sostenere la mancanza di qualsiasi intenzionalità nello svolgersi del caso?

Io credo che le onde vivificatrici della vita ci debbano far gioire di quest’assenza di disegno, che possiamo fare a meno di un fine solo se questa condizione ci soddisfa.

Tutto il resto è solo chiacchiericcio informe.