Cena con amici, chiacchierata piacevole fino a quando tra gli astanti emerge l’orrido vero: si, uno dei commensali è leghista. La cosa che mi incuriosisce molto è il fatto che è una persona con studi di livello decisamente alto. A tratti mi era sembrato anche intelligente, poi il disastro.
La conversazione ha preso dei toni accesi, io ho anche azzardato un mio sentito invito a visitare Napoli, ignaro dell’impostore malcelato.

Poi inizio a capire, mi fermo a pensare e taccio. Taccio perchè le ragioni dell’essere leghista mi sembrano solo il frutto di una paura a cui si tenta di dare un freno, di governarla. Orrore per il relativismo, necessità di ancorarsi ad un sistema di valori che onestamente a me sembra tramontato da un pezzo, individualismo esasperato, e orrore degli orrori distinzione tra agire pratico ed agire teoretico, ovvero costruzione di una panacea giustificazionista che tendenzialmente potrebbe coprire benissimo gli orrori di qualsiasi totalitarismo.

In fondo che ci vuoi fare ognuno prova a suo modo ad ancorarsi a qualcosa pur di dare una parvenza di senso alla vita. Lui ha deciso (parole sue) di inorridire tutte le volte che si reca a trovare il nonno al cimitero, per la piega che la contemporaneità ha preso.