Domenica pomeriggio


E’ passato del tempo dall’ultima avventura psico-geografica, quest’oggi complice un pomeriggio d’ottobre caldissimo, ho girovagato senza meta con un caro amico artista.
Abbiamo vagato molto, per la verità il nostro girovagare è iniziato alle 5 del mattino. Invece di prendere un banale taxi abbiamo deciso di affrontare a piedi una strada che sembrava essere molto breve e che si è rivelata estenuante.
Ci siamo imbattuti in ristoranti che hanno chiuso i battenti, anziani che giocavano felici a bocce con un’intensità rara, signori dall’aria assorta, distesi su panchine ed avvolti in coperte grigie dediti a bere vino contenuto in parallelepipedi di cartone. Palazzi che nel frattampo sono stati abbattuti lasciando cumuli di macerie che presto diventeranno loft, baristi dal taglio di capelli super strutturato.
Poi c’era caldo, abbiamo riparlato del legami sentimentali, abbiamo rivisto in noi stessi i solchi che hanno lasciato le persone che ci hanno amato e che abbiamo amato, la Feltrinelli in cui l’occhio è caduto immancabilmente sulla sezione Scienze sociali (angolino psicologia e psichiatria). Poi caffè scadenti, io che ho abbracciato un bracco di Weimar di nome Otello, un gufo di ceramica di Caltagirone in una vetrina, innumerevoli ed improbabili pubblicità che avremmo voluto manipolare, una puntatina sull’arte ed il suo valore. Insomma una domenica speculativa, eh si direi proprio speculativa.

2 Comments

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  1. Si ritorna a piedi da ogni nostos, lentamente riavvicinandosi alle cose che ci sono sfuggite nel viaggio di andata per distrazione, per la fretta di trovare chissà cosa. Forse qualcosa che ancora sorprenda. Ma i mal di schiena superano le ferite ai piedi, tagli da scoglio, macchie di catrame ai talloni, solchi alle mani sporche di grasso per agevolare lo strofinio delle cime, tese, sempre più cedute, logore. Ma in quelle boccie lanciate dagli anziani al parchetto comunale, c’era ancora la necessità di accostarsi al piccolo pallino. Chi si accosta di più a quella piccola unità, vince, questa è l’unica regola al mondo.
    Nell’ultima illusione che costruire un palazzo nuovo su uno abbattuto possa migliorare le cose, è nel riuscire a tornare a casa puntualmente, la garanzia di vivere infinite vite.

  2. Qui si aspira agli universali

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