passato, storia

Castelseprio uno spaccato di storia tardoantica

A 40 km da Mediolanum si trovano i resti di quello che fu il Castrum Sibrium ovvero una fortificazione costruita per difendere la direttrice Como- Novara dalle incursioni barbariche presumibilmente durante il V sec. d. C.
Perchè suscita tanto interesse quello che si configura in effetti come un modesto avamposto delle truppe liminari dell’Italia tardo-antica?

Le ragioni sono molteplici, da un lato quest’insediamento si configura come un perfetto esempio di Clausurae Augustanae ovvero un insieme di fortificazioni aventi lo scopo di proteggere l’italia settentrionale dalle scorribande dei barbari con tanto di presidi fortificati e turres speculatoriae.

Dall’ altro c’è l’interessantissimo riutilizzo delle strutture pagane in una chiave cristiana, la basilica di San Giovanni Evangelista ad esempio riutilizza una torre difensiva trasformandola in un vero e proprio campanile già a partire dal VI d. C. sec.
A tutto questo si aggiunge il fatto che come si presume la fonte battesimale ottagonale sia opera dei Goti, spesso dediti al culto di Ario, la faccenda si fa ancora più interessante in quanto nuovamente si getta luce su un periodo storico intricato fatto di lotte interne della chiesa e prime eresie.

Una piccola curiosità mi ha particolarmente colpito infine, durante lo scavo di un pozzo presso la basilica di San Giovanni, è emersa una piccola testa di terracotta con un berretto di fattura orientale (frigio?) allora immediatamente ho immaginato che la testina fosse stata lanciata nel pozzo dopo l’uccisione dell’imperatore Giuliano l’Apostata (363 d.C) ultimo tentativo di tornare al paganesimo in un secolo in cui si consolida in maniera definitiva, come unica religione ufficiale, il cristianesimo come sancito nel 380 d. C. dall’editto di Tessalonica ad opera di Teodosio.

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compagni di classe, passato

il medico

Lo ricordo chiaramente quel ragazzo timido, sempre molto compito che osò leggere I Buddenbrook in seconda liceo. Nella sua cameretta di adolescente dal parquet chiaro, aveva un telescopio bianco puntato verso le stelle. Non ebbi mai il coraggio di chiedere esattamente cosa guardasse con quello strumento. Era magrolino, silenzioso, molto studioso ma non saprei se lo fosse più per soddisfare le aspettative di sua madre o per una sua autentica curiosità verso la vita ed il mondo.

Rideva poco, sempre ben vestito, anche se in maniera un pò conformista, scontata. Il suo unico atto di ribellione fu farsi regalare dai genitori una moto a 16 anni, si trattava di un custom e onestamente con la sua aria da primo della classe non fu particolarmente azzeccata a mio avviso la scelta di una moto cosi fuori dalle righe.

Non lo ricordo mai particolarmente partecipe della vita di classe, sempre seduto al primo banco, era un ragazzo intelligente ma abbastanza appiattito sulle convenzioni comuni.
Da grande seppi divenne medico esattamente come il padre, lasciò la sua città di origine come feci io e si trasferì per una strana emigrazione al contrario al sud invece che al nord.
Mi dicono abbia preso moglie, è un uomo felice adesso?
Questo mi sono chiesto diverse volte ripensando alla cerchia di persone che mi circondavano e che la vita
ha posto ad una immensa distanza da me.

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passato, storia

9 Agosto 378

La battaglia di Adrianopoli segna senza ombra di dubbio un colpo profondo ad una creatura agonizzante quale era oramai l’impero romano. A scuola ci hanno comunemente insegnato che la fine dell’impero romano è segnata dal 476 d.C. con la deposizione dell’imperatore romano d’occidente Romolo Augustolo. Ogni periodizzazione ha come sempre, più la funzione di semplificare il racconto storico che tentare di restituire la verità dei fatti.
Insomma la caduta dell’impero romano per dirla con le parole del sommo Arnaldo Momigliano fu una caduta che non fece alcun rumore, proprio perchè si trattò di un declino lento e non di una frattura immediata.

Guardando da vicino e con attenzione viene subito alla mente che i confini tra le epoche non sono così netti, che in realtà i barbari erano al servizio dell’impero romano con funzioni militari da almeno un secolo e l’idea di una popolazione barbarica che spinge sulle frontiere ed invade l’impero creandone la dissoluzione è una favola buona per essere raccontata in televisione.
La verità è che i barbari erano parte integrante dell’impero, che copiosissimi erano i goti al servizio dell’impero, e soprattutto che in quella famosa battaglia del 9 agosto 378, a fronteggiarsi erano solo formalmente i romani ed i goti, si perchè in realtà le truppe romane erano composte per lo più da barbari che facevano parte in pianta stabile delle truppe liminari da innumerevole tempo.

Esattamente come per il sacco di Roma del 410 da parte del magister militum (dell’impero romano d’occidente) Alarico che non dobbiamo immaginare come uno scapestrato che discende in Italia per saccheggiarla, ma come un personaggio che 10 anni prima era stato nominato appunto magister militum e che era in forze all’impero romano d’occidente.

Senza contare il fatto che già un secolo prima e per la primissima volta, Roma si era munita di solide mura volte a proteggerla costruite dall’imperatore Aureliano (275 d.C.), non bastavano più infatti le Alpi a difenderla e probabilmente del vallum antonini del 144 d.C. restava solo un cumulo di macerie a memoria di un apprestamento difensivo in britannia.

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emotional landscapes, passato

La miniera di Ponza

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Nel 1937 iniziò l’estrazione della bentonite a Ponza ad opera della S.A.M.I.P. (Società Mineraria Isole Pontine), i giacimenti furono attivi per circa 40 anni, portando occupazione, ricchezza, lavoro, ma la miniera sfigurò l’isola, creando cave a cielo aperto, ed infine alcune case furono oggetto di espropri forzosi ad opera della prefettura di Latina. Sebbene il Prof. Ernesto Prudente abbia in numerosi suoi scritti raccontato bene questo lato oscuro della presenza della S.A.M.I.P e delle conseguenze per l’isola di Ponza, io ho deciso di intervistare una donna che non solo era presente all’epoca dei fatti, ma che ebbe persino una sorella che fu costretta a lasciare l’isola perchè la sua casa fu oggetto di un esproprio.

Al contrario di quello che immaginavo, ne emerge un racconto fatto di rammarico e dispiacere per la chiusura della miniera.

Un grazie di cuore alla Sig.ra Ninetta!

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