emotional landscapes

dopo

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Il ferroviere

Solo seduto sotto un albero a guardare la campagna e fumare. E’ stato sempre così, io così me lo ricordo.
Io d’estate passavo e mi sedevo accanto a te, tu fumavi delle sigarette senza filtro dal pacchetto verde acqua con un elegante galeone nero disegnato. Mi ricordo la fatica per distrarti e rubarti almeno una sigaretta, mi ricordo le cose che raccontavi che mi sembravano un pò strambe ma mi divertivano.
C’erano sempre treni, ferrovieri, vagoni, viaggiatori senza biglietto, donne succinte, e poi c’era il regolamento ferroviario, che per quanto assurdo mi sembrava lo seguissi alla lettera.
Rappresentava quell’esattezza che tutti avrebbero voluto conoscere di più, nero su bianco nella propria vita. Forse rappresentava la giustizia, chissà. Ad esso comunque ci si poteva appellare, aggrappare come ultimo baluardo di fronte alle incertezze totali.
Forse si trattava di semplificazioni, forse lo volevi violare solo perchè non sempre era giusto attenersi ad esso. Non saprei dire.

Fumavi, fumavi sempre.
Ammetto rimasi un pò interdetto quando capii che avevi smesso di fumare, si è vero fa male ma io so che ti piaceva e non capii mai perchè veramente hai voluto smettere.
Ti piaceva il calcio, ma soprattutto ti piaceva giocarlo da giovane, gli occhi cerulei ti si illuminavano quando raccontavi le tue prodezze mentre un sorriso sghembo lasciava intravedere i tuoi denti storti e macchiati dalla nicotina.

Che la terra adesso ti sia lieve.

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